Giochi olimpici:” Ahimé, Mardonio, contro quali uomini ci hai portato a combattere! Uomini che si battono non per denaro, ma per dimostrare il proprio valore !”


Il re persiano Serse, in marcia verso Atene, fu raggiunto da alcuni traditori greci che gli raccontavano dello svolgimento delle Olimpiadi e gli raccontavano che il premio per il vincitore era una semplice corona di ulivo. Un comandante si rivolse in questo modo al generale Mardonio che, comprendendo il valore dei Greci, non la prese bene.





 "Nella primavera dell'anno olimpico tre araldi sacri partivano da Olimpia per visitare ogni angolo dell'ellade, proclamando i Giochi imminenti".






Le origini della passione greca per i giochi competitivi si perdono nell'oscurità della preistoria

La società greca e romana era permeata di spirito competitivo. La parola greca per una gara di Atletica era agon, che poteva essere usata per ogni contesa o lotta, di qui la nostra parola "agonia". Bisognava essere i primi, non si gareggiava per la medaglia d'argento o di bronzo, ma per la vittoria o la morte.

Per Omero i guerrieri sono" atleti, non mercanti"in quanto devono sempre essere i primi e superare gli altri. Per Omero, o si vive o si muore; nelle gare, o si vince o si perde.



Pugile a riposo-Museo nazionale romano


Nel pugilato, gli atleti si fasciavano le mani con cinghie di cuoio dure, si combatteva senza interruzione fino alla resa di uno dei due contendenti. Il poeta Lucillio, rivolgendosi ad un pugile immaginario chiamato Stratofonte, dice: "Quando Odisseo tornò a casa dopo vent'anni, il cane lo riconobbe subito. Ma tu, dopo appena quattro ore di pugilato, sei irriconoscibile non solo ai cani ma alla città. Guarda in uno specchio e dirai sotto giuramento, io non sono Stratofonte".

Le olimpiadi antiche durarono più di mille anni, fu l'imperatore Teodosio che ne sancì la fine perchè considerate rito pagano nel 393 d.C.

Il barone Pierre de Coubertin passeggiando fra le rovine di Olimpia, da poco riportate alla luce, sognava in grande: far rinascere l'Olimpismo. Nel 1896 si tennero le prime olimpiadi moderne ad Atene, nuove gare, nuove nazioni, nuovo spirito , ma antichi valori.





Ai giorni nostri le Olimpiadi sono una splendida festa, le Nazioni che organizzano l'evento devono dimostrare di essere all'altezza perché sono sotto lo sguardo di tutto il mondo.

Per gli atleti è un sogno partecipare, spesso coltivato da bambini, è un ricordo da raccontare ai nipoti, è un'esperienza indimenticabile. Per gli spettatori è il piacere di assistere a gare spettacolari, ammirare talenti unici, apprezzare sport poco visibili, gioire delle vittorie degli atleti e commuoversi nell'ascoltare l'inno nazionale. 

Quanti sacrifici, quante rinunce, quanto lavoro, quanta competenza e impegno ci sono dietro ad ogni atleta e al suo allenatore, e solo i migliori parteciperanno ai Giochi. 

Cosa rimane di tutta questa  fatica dell'attività agonistica praticata  per anni? Rimane l'abitudine al lavoro e all'impegno, la tenacia e la costanza, la capacità di concentrazione e l'abitudine alla pianificazione, il coraggio, la disciplina e la capacità di lavorare in gruppo.

Lo Sport concorre alla formazione del cittadino? Si, è fondamentale. Per il sistema educativo italiano lo Sport rimane semplice attività ricreativa.



Bibliografia: "I Giochi Olimpici" Finley-Pleket






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