Piero Della Francesca e la Comitissa Battista Sforza del Montefeltro


L'8 giugno ho prenotato una visita al museo Poldi Pezzoli a Milano dove è stato riunito il polittico agostiniano, otto tavole di Piero della Francesca che provengono da musei internazionali. Sono interessata a Piero della Francesca anche per aver trascorso tre anni in Urbino e Federico da Montefeltro fu sicuramente un suo grande estimatore.

"Che cosa c'è di più vittorioso della luce. La luce, come la immagino io. Quando mai arriverò ad impadronirmene. Quando riuscirò a trasformare un pezzo di intonaco in luce. In una trasparenza compatta. In una luce e basta." Piero della Francesca

Nato a San Sepolcro, Piero, come ho anticipato, lavorò spesso alla corte di Urbino e molti dei suoi quadri vedono come protagonisti il Duca e i suoi familiari, è un uomo irrequieto, dal carattere difficile."Duro di dentro come una roccia" dice di lui Paolo Uccello

Amo questo quadro di Piero della Francesca perché, come tutti i suoi dipinti, è denso di significato e di simboli; questi sono due personaggi che, oltre alla loro intima storia, sono rappresentativi del Rinascimento italiano; Federico signore di Urbino con la sua intelligenza e capacità militari si guadagna la stima dei potenti del suo tempo che lo definiranno "Ago della bilancia" per le sue capacità diplomatiche nel difficile contesto  dell'Italia del XV secolo; Battista, moglie bambina, appartenente alla potente famiglia degli Sforza, guadagnerà l'amore e la stima del suo sposo per il suo intelletto e la dignità e serietà con cui affronterà i suoi doveri di "Comitissa del Montefeltro".


Il Dittico di Urbino: Battista Sforza e Federico da Montefeltro, questo quadro si trova agli Uffizi di Firenze

Il quadro fu commissionato a Piero della Francesca dal Duca di Urbino Federico da Montefeltro per ricordare la moglie, molto amata, Battista Sforza.


La "Comitissa Battista Sforza del Montefeltro" si sposa a tredici anni e Federico, che ne ha 37, amò e stimò la sua sposa per tutta la sua breve vita, nonostante la differenza d'età. 

Battista è una donna forte e piena di talenti, il suo precettore dice di lei:"Possiede l'intelligenza di Giove, la lingua di Mercurio, la cultura di Minerva". Durante le lunghe assenze di suo marito Federico, spesso impegnato in guerre, Battista gestisce efficacemente il territorio, ha cura dei confini, ricostruisce le rocche, sceglie i magistrati. E' ritenuta una delle donne più eleganti d'Italia, si circonda di sarti, gioiellieri, poeti e pittori.




busto di Battista Sforza di Luciano o Francesco Laurana


Il dittico è rappresentato da due tavole dove i personaggi, dipinti di profilo, si guardano. La "Comitissa" è vestita in un attillato giubbetto di velluto nero con le maniche gonfie di broccato d'oro  e indossa dei sontuosi gioielli: perle, rubini, un ciondolo con un gigantesco topazio incastonato e anche l'acconciatura dei capelli raccoglie tante pietre preziose. 

Battista appare bianchissima, è morta e si vede; è deceduta qualche anno prima, si pensa di polmonite, dopo aver partorito il tanto agognato erede maschio Guidoblado, dopo sei femmine. A ventisei anni, aveva finalmente compiuto il suo dovere di sposa: il maschio era nato, lei poteva morire. 

Il dittico raffigura  Battista e Federico sullo stesso piano, si guardano, l'affermarsi di Battista è da considerarsi eccezionale; la donna, a quel tempo, ancora conserva i caratteri medioevali che la vogliono ritirata e discreta sempre all'ombra dell'uomo che è al centro per decisioni e autorità. Battista impersona l'equilibrio, l'eleganza della ragione, accetta il suo ruolo e lo svolge con estrema intelligenza e dignità.

"Ma, perché i contenti di questo mondo già mai non vengono sinceri, appena Federico ebbe posto il piede fuori dalla città fu avvisato da alcuni messi che sua moglie Battista fu considerata dai medici esser giunta all'estremo...A novella sì acerba e più sensibile per le fresche allegrezze....raddoppiando i passi, subito giunse a Gubbio dove ella si trovava, in tempo per poterla vedere in vita. Morì di lì a poco, cioè la notte seguente al sesto giorno di luglio."Siamo nel 1472.

busto di Battista Sforza di Francesco Laurana


"Considero la politica una delle tre ancelle della filosofia morale, poiché compito della politica è insegnare le cose che riguardano la città e che ciascuno deve prendersi cura dello Stato in modo da poter vivere in esso  serenamente, e da esso ricevere onore e stima". Queste riflessioni di Battista sono incredibilmente attuali e sono state ricordate dallo stesso Federico alla sua morte. Federico soffrirà moltissimo per la perdita di Battista, cui era legato da stima e profondo amore e decise di non prendere più moglie considerando che la sua unione con lei non potesse essere seguita da nessun'altra.


Bibliografia: "Piero della Francesca"Edgarda Ferri

                      "La vita di Federico da Montefeltro" Walter Tommasoli

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