In viaggio con Yadav

 







Per il nostro tour ci siamo affidati ad un "driver". Esistono numerose agenzie di driver molto efficienti, educati e premurosi che ti accompagnano dove vuoi, ti danno molti consigli, si prendono cura di noi turisti, insomma. Il nostro si chiamava Yadav, lungo la strada ci siamo fermati nel suo paese, sua mamma si era presa un calcio dalla vacca mentre la mungeva ed era in ospedale a farsi visitare. 

E' impossibile guidare in India in autonomia, nei grossi centri il traffico è un delirio, tutti si infilano in qualsiasi spazio libero nella marea di auto, tuk tuk, motociclette e veicoli di tutti i tipi, ogni tanto si creano degli ingorghi e i guidatori scendono dai loro mezzi per districare il groviglio, risalgono sul loro mezzo e proseguono.





 Anche per attraversare la strada come pedone bisogna buttarsi, qualcuno si fermerà. Il continuo usare il clakson degli indiani in modo compulsivo, senza motivo, sta a significare: "Sto arrivando, scansatevi", solo che lo fanno tutti.

Fuori dai grossi centri abitati le strade sono molto precarie, spesso sono degli sterrati. Sulle strade a due corsie non è contemplata la corsia lenta e quella veloce, si procede a zig zag dove c'è spazio per passare si va, naturalmente senza freccia, le normali regole autostradali non esistono.








Sulle moto salgono intere famiglie senza casco, il papà con un bambino che dorme sul serbatoio avanti, dietro un altro bambino e per ultima la mamma con il Sari, il vestito lungo tradizionale. I pullman scassatissimi viaggiano con le porte aperte per far girare l'aria a causa del caldo e i posti migliori sono sul tetto del pullman. Ho visto dei tuk tuk più grandi stipatissimi di persone, probabilmente una specie di taxi multipersone. Nei nostri viaggi mi sono spesso sentita in imbarazzo, noi viaggiavamo in due, dietro, con l'autista e l'aria condizionata e per contro, tutta questa umanità viaggiava in modo così precario.



Lungo le strade ho visto poche stazioni di servizio, e solo dell'Indian Oil, qualche semplice area di sosta dove poter mangiare del riso saltato con verdure o una tazza di Chai tea, ho visto anche altri blocchi di cemento trasformati in posti di ristoro con bustine multicolor appese fuori.




 L'unica autostrada con tre corsie l'ho vista fra Agra e New Dehli, sui margini della stessa c'era prato secco dove automobilisti o motociclisti si fermavano per schiacciare un pisolino ristoratore.  Guidare in India è pericoloso anche per le vacche randagie, numerosissime,  che vagano e attraversano la strada quando gli garba, il nostro driver ci diceva che preferiva guidare al centro della corsia per essere pronto ad evitare  le vacche o i numerosissimi cani





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